La generazione touch

Che dire delle nuove modalità comunicative? Dove ci porteranno? Una cosa è certa: siamo nel bel mezzo di un’inarrestabile rivoluzione storica. Il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe.

La comunicazione digitale (la comunicazione tramite i cellulari, i tablet, gli smartphone ecc.) è ormai un dato di fatto planetario. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere. Non ci è lecito stare alla finestra e guardare il nuovo che avanza. È un dovere interpretarlo. La comunicazione digitale farà scomparire le emozioni? Saremo ancora capaci di arrossire? Avremo uomini sempre più anaffettivi? L’umano è in via di estinzione? Insomma, la posta in gioco è altissima. Ecco il perché del nostro intervento che vuole sostenere l’ambivalenza dei mezzi della comunicazione digitale. Sì: i vari strumenti ai quali abbiamo accennato iniziando possono ferire pesantemente l’uomo-umano o possono spingerlo ad una più rapida fioritura. In breve: la comunicazione digitale ha una doppia faccia: una tenebrosa ed una luminosa. Incominciamo con questa.

La faccia luminosa • La comunicazione digitale permette d’essere connessi con il mondo intero in tempo reale. • La comunicazione digitale offre conoscenze pressoché infinite. • La comunicazione digitale rende più facile la vita. • La comunicazione digitale permette di intrecciare legami con un numero illimitato di persone, può stimolare il dialogo. Sono alcuni vantaggi (appena, appena accennati) di cui dobbiamo essere grati ai vari strumenti digitali. Dunque sarebbe da miopi guardare con occhio ostile il mondo del Web. È piacevole ammetterlo: la comunicazione digitale ha la sua bella faccia luminosa! Ma – va subito aggiunto – anche quella tenebrosa.

La faccia tenebrosa Un primo pericolo è quello dell’indebolimento del rapporto sociale. • I cellulari, i tablet… connettono, ma non mettono in relazione! Nel mondo digitale siamo ‘solitari interconnessi‘, come sostiene il più famoso sociologo Zygmunt Bauman. • Il mondo digitale, poi, può portare all’appiattimento della riflessione. L’enorme quantità che il mondo del Web offre non può non ingolfare i cervelli! Nessuno può negare che oggi gli stimoli mentali siano esageratamente superiori a quanti possano essere assimilati. Di qui la pericolosissima superficialità che troppe volte si sposa con l’arroganza. A proposito di ciò che stiamo dicendo è significativo il titolo di uno degli ultimi lavori del sociologo Franco Ferrarotti: “Un popolo di frenetici informatissimi idioti”. • I media digitali indeboliscono la volontà. È vero che facilitano la vita, ma la rendono meno vivace. Per fare una ricerca basta cliccare su Google. Per contattare un amico che si trova dall’altra parte del mondo c’è Skype. Per organizzare una serata, è sufficiente inviare un centinaio di messaggi con whatsapp. Tutto comodo, tutto facile, la volontà può anche continuare a dormire. Basta avere dita che funzionino! Il fatto è gravissimo, se continua ad essere vero che solo la volontà firma i successi! • Altro pericolo del digitale: può favorire il sorpasso del virtuale sul reale. I dati parlano chiaro: il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe. • Finalmente, la comunicazione digitale porta alla perdita della scrittura a mano libera. Il danno può sembrare marginale. No, non lo è affatto. Tutti i competenti sono convinti che la perdita dell’uso della scrittura a mano libera abbia anche effetti psicologici perché questa aiuta ad elaborare più in profondità i concetti e a ricordarli con maggior sicurezza; in una parola, la scrittura a mano libera aiuta il cervello. Abbiamo materiale più che sufficiente per aprire il dibattito e far sentire la nostra opinione sulla tanto chiacchierata comunicazione digitale.

PRENDERSI CURA DELL’ALTRO

“Il compito dei genitori è promuovere la crescita umana e spirituale, la formazione etica dei figli, con metodi positivi, con un dialogo attento” (Rettor Maggiore). Lily, quindici mesi, è seduta sul carrello del supermercato, gli occhi all’iPad. La madre è concentrata sulla spesa. Lily non guarda né le lucide mele rosse né lo scaffale dove sono allineati in bella mostra i Cheerios, i suoi cereali preferiti. Ogni giorno, dopo la scuola, Jason, un bambino di terza elementare, si precipita davanti al televisore, che rimarrà acceso per cinque ore, finché non andrà a dormire. Melissa, sedici anni, è al terzo anno delle scuole superiori. Lo scorso mese ha inviato 3500 sms (circa 110 messaggi al giorno). Purtroppo non sono situazioni insolite. Anzi, sono diventate la norma in un mondo che gravita attorno agli schermi. Per avere l’attenzione di un ragazzo, oggi bisogna competere con uno smartphone. «Che cosa possiamo fare?» chiedono i genitori. «Se diciamo loro che vorremmo fare qualcosa insieme, litighiamo e poco dopo se ne tornano ai loro aggeggi». Oggi, più che mai nella storia, è necessario il senso di don Bosco per l’educazione. L’educazione è positiva. I genitori non sono solo i guardiani della mente e dell’anima dei figli. Sono coloro che devono “riempire” quel “vuoto” di umanità e spiritualità che si forma dentro di loro. Per dare bisogna possedere e nessuno guida un altro dove non è mai stato. L’elenco delle qualità essenziali che genitori ed educatori “alla don Bosco” devono donare ai figli è pressoché infinito: la riconoscenza e la gratitudine, la gentilezza, la mitezza, il senso di appartenenza, l’ordine e la pulizia, l’amore per lo studio, la responsabilità, l’autocontrollo, avere degli obiettivi da raggiungere, la gioia, la spiritualità e la fede.

articolo scritto da Pino Pellegrino pubblicato per gentile concessione de “Il Bollettino Salesiano”