In cammino verso la Pasqua e l’estate: quale volto di oratorio incontreremo?

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Gv15,13 

Care sorelle e fratelli della nostra comunità parrocchiale, vi scrivo, come prete incaricato della Pastorale Giovanile, queste poche righe per riflettere insieme sui cambiamenti che stanno attraversando la nostra società brianzola e quindi, per forza, anche i nostri quattro oratori.   Molte coppie di parrocchiani lavorano entrambe per quasi tutta la giornata e sapere dove e a chi affidare i propri figli per l’estate, terminate le scuole, prima delle sospirate ferie estive, diventa una vera e propria emergenza educativa e, diciamocelo, anche economica! Alcuni hanno i genitori che abitano vicino e sono ancora in forze per curare i nipoti, altri invece devono prestare loro stessi cura ai genitori anziani e ammalati.   Forse nessuno ci fa caso, ma la presenza stessa di preti per l’oratorio e di consacrate sta venendo meno: almeno non con i numeri di qualche decennio fa. La mia esperienza di prete per i giovani su quattro parrocchie la dice lunga!  Dovete sapere che i nostri giovani catechisti, che durante l’anno si spendono generosamente per i ragazzi delle superiori delle quattro parrocchie, nella mattine e nei pomeriggi di giugno e luglio, lavoreranno, saranno in cerca di impiego, o dovranno sostenere gli esami universitari e i tirocini previsti dalle loro facoltà. In alcuni oratori non ci sarà la loro disponibilità; in altri oratori alcuni di essi potranno dare disponibilità limitate, ma non si potrà pensare di lasciare tutto sulle loro spalle.   Alcuni nostri adolescenti e diciottenni, che negli anni scorsi hanno fatto gli animatori, dovranno esercitare una o due settimane di alternanza scuola-lavoro fuori dall’oratorio in officina, in ufficio, proprio durante il tempo dell’oratorio estivo.  Qualcuno senza accorgersi di questi cambiamenti propone di allungare l’oratorio almeno a sei settimane. Qualcuno propone subito di pensare ad un educatore da fuori stipendiato, ma la questione educativa è molto più seria: non bastano i soldi per garantire un cammino di fede e non è facile seguire i nostri animatori di punto in bianco.  Vorrei che ci interrogassimo seriamente se i nostri oratori, da luoghi in cui si sperimentano la gratuità e la gioia evangelici del dare un pezzo importante della nostra vita per i più piccoli, stiano diventando, per il tempo dell’estate, qualcosa di “diverso” che somiglia sempre più all’erogazione gestita da terzi di un servizio. Mi chiedo se la comunità adulta senta che c’è in ballo il problema serio di trasmissione della fede in Gesù e dei valori del Vangelo.  Mi domando cosa diventeranno se ognuno di noi non tornerà a metterci qualcosa di suo, un po’ di amore, la sua semplice testimonianza, an-che con qualche sacrificio di tempo e di disponibilità. Mi chiedo se nel medio termine, saremo capaci di mantenerli come San Giovanni Bosco, tanti Santi educatori, e Gesù stesso, li hanno sognati: luoghi di allegria in cui si respira l’aria accogliente e stimolante di famiglia della comunità cristiana! Luoghi di crescita e di vocazione.   Forse il Signore in questo cambiamento d’epoca difficile e bello ci sta chiedendo davvero una conversione personale, sociale e pastorale! La Quaresima e la Pasqua ci aiutino a morire e risorgere anche nel nostro prenderci cura dei più piccoli!

Buon cammino di Quaresima    don Marco